E. H. (Edwin Hubbell) Chapin
Capitolo 44
è le primavere di nostro meglio action,--quale se callo noi
divenga inumano. Lui si rende conto del dolore; lui riconosce il dolore come
dolore. La sua tazza è amara, ed essere resistito a con preghiera.
Ci non è niente più meraviglioso nella storia di Gesù che
il suo senso acuto del dolore, e lo scopo che lui lo permette.
Nella tenerezza della sua compassione lui calmò il
spirito traboccante, ma lui non rimproverò mai le sue ferite lacere. Sul
contrari, in un esempio più memorabile, lui riconobbe, suo
diritto addolorarsi. Era in viaggio per la sua propria crocifissione,
quando incoronò con insulto, e lacerò con suoi propri dolori.
"Figlie di Gerusalemme", disse lui, alle donne che simpatizzano,
"non pianga per me, ma pianga per voi stessi e per Suo
bambini." Come se lui aveva detto, "Lei ha diritto a piangere;
pianga, poi, in quella grande catastrofe che sta venendo, quando
l'afflizione pungente forerà i Suoi cuori, ed il prediletto
cravatte saranno tagliate in disgiunga. Quelle cravatte sono tenere; quelli
cuori sono sacri. Perciò, pianto!"
Ma Cristo faceva più che sanzione lacera in altri. Lui pianse
lui. Più vicino nella nostra coscienza, perché loro saranno
più vivido a noi in nostri più scuri e le nostre ultime ore, è quelli
incidenti dalla tomba di Lazarus, e su contro
Gerusalemme; la tristezza di Gethsemane, ed il pathos divino
dell'ultima cena. Mai non noi colmamente ci rendiamo conto di quello che un
tributo per addolorarsi è reso dalle ferite lacere di Gesù, ed il
dignità che è discesa su quelli che piangono, perché lui
non aveva dove a posi la sua testa, fu disprezzato e rifiutò di
uomini, e gridò in agonia amara dalla croce. Lui poteva
non è stato il nostro esemplare disprezzando trattandolo
con disprezzo; ma solamente restringendosi dal suo dolore, e
divenendo intimo con suo anguish,--unico come "un uomo di
dolori, ed informò con dolore."
Ma, d'altra parte il Cristianesimo non finito-valuta
dolore. Mentre pronuncia una benedizione sulla prefica,