E. H. (Edwin Hubbell) Chapin
Capitolo 48
E veileth amano, è amore."
È evidente che, senza il contatto di peccato ed il
pressione della tentazione, è probabile che ci sia innocenza, ma non
virtù. Ugualmente evidente sembra che, senza un
conoscenza con dolore, ci sarebbe presto ma poco di
quello che solleva tendenza-quello ammollimento del cuore, e
santificando dell'affezione-quali ci vanno bene per il
la risoluzione delle nostre cravatte terrene, e per le comunioni di
il mondo di spirito. Bello è questa efficacia di svezzamento di
dolore. Dall'ordinanza di Dio, gioventù è fatta per essere contento,
con questa vita esterna e palpabile. La luce del sole ed il
aria-il flusso di piaceri animali, circondato misteriosamente con
la difesa di genitori, e l'amore di amico-è
sufficiente per il bambino. Ma come noi cresciamo in anni, là
primavere su un'insoddisfazione, un'inquietudine della quale noi possiamo
sia solamente metà consapevole, ed ancora meno sappiano come guarire.
Con alcuni, questo può abbassarsi soltanto in un terribile e mondano
scontentezza; altri possono tenere conto della profezia e presa di disposizione su un
la speranza celestiale, un possesso immortale come l'unico rimedio.
In questo senso segreto di mancanza che né natura né uomo
può riempire loro già sentiranno quel minimo, voce divina,--
"Venga a me, ogni ye che lavora e è pesante carico ed io
gli darà resto." Ma generalmente un altro e più enfatico
missionario è necessario. È l'angelo velato del dolore,
chi strappa via una cosa ed un altro quel confine noi qui in
agio e la sicurezza, e nell'evanescente di questi cari oggetti
indica la vera casa delle nostre affezioni e la nostra pace.
Da rottura e perdita noi siamo svezzati così, da terra, e
l'insoddisfazione e la scontentezza che si addolorano così incitano
è come genere e provvidenziale come la spensieratezza di gioventù.
Chi non vede che è so,--quello come noi viaggiamo su in
la vita è fatta in preparazioni di conto nostre per un altro là
stato di premonizioni being,--chiare di quel fatto che