Capitolo 38
KOSICH. Da Barabanoff. Lui ed io stiamo giocando a carte tutti
notte; noi abbiamo fermato solamente solo. Io completamente sono stata fleeced;
quel Barabanoff è un demone a schede. [In una voce piangente] Solo
ascolti questo: Io avevo un cuore e lui [Lui si rivolge a BORKIN che
salti via da lui] condotto un diamante, ed io condussi un cuore, e lui condusse
un altro diamante. Bene, lui non prese il trucco. [A LEBEDIEFF]
Noi stavamo giocando tre in bastoni. Io avevo l'asso e regina, ed il
asso e dieci di vanghe--
LEBEDIEFF. [Fermando sui suoi orecchi] Mi risparmi, per amor di Dio,
mi risparmi!
KOSICH. [A SHABELSKI] Capisce? Io avevo l'asso e regina
di bastoni, l'asso e dieci di vanghe
SHABELSKI. [Lo spinge via] Vada via, io non voglio ascoltare a
Lei!
KOSICH. Quando improvvisamente sfortuna mi raggiunse. Il mio asso di vanghe
preso il primo trucco--
SHABELSKI. [Afferrando su una rivoltella] Lasci la stanza, o io
spari!
KOSICH. [Sventolando le sue mani] Questo intende cosa? È questo il
Cespuglio australiano, dove nessuno ha alcuni interessi in comune? Dove
non c'è spirito pubblico, ed ogni uomo vive per lui da solo?
Comunque, io devo essere di permesso. Il mio tempo è prezioso. [Lui stringe la mano
con LEBEDIEFF] Passi!
Risata Generale. KOSICH va fuori. Nella via d'accesso lui corre in
AVDOTIA.
AVDOTIA. [Grida] la Cattiva fortuna a Lei, Lei quasi mi battè in giù.
TUTTI. Oh, lei è sempre dappertutto subito!
AVDOTIA. Quindi questo è dove è Lei tutti? Io sto guardando per
Lei tutti sulla casa. Buono-giorno a Lei, ragazzi!
[Lei stringe la mano ognuno.]
LEBEDIEFF. Cosa La porta qui?
AVDOTIA. Affari, mio figlio. [A SHABELSKI] Affari connesse con
la Sua altezza. Lei comandò che io inarcassi. [Lei inarca] E chiedere
dopo la Sua salute. Lei mi disse per dire, il piccolo uccellino che se
Lei non venne a vederla questa sera lei si piangerebbe gli occhi
fuori. Lo prenda a parte, lei disse, e bisbiglia nel suo orecchio. Ma perché
dovrei fare un segreto della sua comunicazione? Noi non stiamo rubando