Capitolo 12
sonnecchiando su una braccio-sedia da una finestra aperta e HELENA sta sedendo
accanto a lui, anche mezzo addormentato.
SEREBRAKOFF. [Scovandosi] Chi qui è? È Lei, Sonia?
HELENA. È io.
SEREBRAKOFF. Oh, è Lei, Nelly. Questo dolore è intollerabile.
HELENA. Il Suo scialle è scivolato in giù. [Lei avvolge sulle sue gambe in
lo scialle] Mi permetta di chiudere la finestra.
SEREBRAKOFF. No, lasci che esso apra; Io sto soffocando. Io ho sognato appena
ora che la mia gamba sinistra appartenne a dell'uno altro, e fece male così
che io svegliai. Io non credo che questa è gotta, è più piaccia
reumatismo. Che ora è?
HELENA. Mezzo passato dodici. [Una pausa.]
SEREBRAKOFF. Io voglio che Lei cerchi i lavori di Batushka nel
a-domani di biblioteca. Io penso che noi l'abbiamo.
HELENA. Cosa è quello?
SEREBRAKOFF. Occhiata per mattina di a-domani di Batushka; noi avevamo
lui, io ricordo. Perché lo trovo così sodo per respirare?
HELENA. Lei è stanco; questa è la seconda notte Lei ha avuto nessuno
sonno.
SEREBRAKOFF. Loro dicono quel Turgenieff trovò angina del cuore
da gotta. Io ho paura io sto trovando angina anche. Oh, danni questo
la maturità orribile, maledetto! Sin da allora io sono stato vecchio io ho
stato odioso a me, ed io sono sicuro, odioso a Lei tutti come
bene.
HELENA. Lei parla come se noi fossimo biasimare per il Suo essere vecchio.
SEREBRAKOFF. Io sono più odioso a Lei che ad alcuno uno.
HELENA si sveglia e si allontana da lui, mentre sedendo in giù ad un
distanza.
SEREBRAKOFF. Lei ha ragione piuttosto, chiaramente. Io non sono un idiota; IO
può capirLa. Lei è giovane e sano e bello, e
desiderando ardentemente la vita, ed io sono un vecchio vecchio rimbambito, pressocché un uomo morto
già. Non lo so? Chiaramente io vedo che è sciocco per
io per vivere così lungo, ma aspetta! Io metterò presto Lei tutti libera. Mio
la vita non può trascinare su molto più da molto.
HELENA. Lei sta gravando di imposte i miei poteri della persistenza. Sia quieto, per