Capitolo 44
o in Kursk, ma qui, nel grembo di natura. Sarebbe poi almeno
poetico, anche bello. Qui Lei ha le foreste, le case
mezzo in rovine che Turgenieff scrive di.
HELENA. Come comico è Lei! Io sono adirato con Lei ed ancora io posso
sempre La ricordi con piacere. Lei è interessante e
originale. Lei ed io non rincontreremo mai, e così io dirò
Lei--perché dovrei celarlo?--che io sono solo un piccolo in amore
con Lei. Venga, una più ultima pressione di mani nostre, e poi l'impedimento
noi la parte i buoni amici. Ci permetta di non sopportare l'un l'altro qualsiasi la volontà malata.
ASTROFF. [Pigiando la sua mano] Sì, vada. [Pensierosamente] Lei sembra
sia sincero e buono, e c'è stranamente ancora qualche cosa
inquietando su tutta la Sua personalità. Nessuno più presto Lei arrivò
qui con Suo marito che ogni uno che Lei trovato occupato e
attivamente creando qualche cosa fu costretto a lasciare cadere il suo lavoro e dare
lui su per l'estate intera alla gotta di Suo marito e
Lei. Lei e lui c'avete infettati col Suo ozio. Io ho
stato scopato via i miei piedi; Io non ho messo la mia mano ad una cosa per
settimane durante le quali malattia sta funzionando il suo corso
non controllato fra le persone, ed i contadini stanno pascolando
i loro bestiame bovino nei miei boschi e le giovani piantagioni. Vada dove Lei
voglia, Lei e Suo marito porterete la distruzione in sempre Suo
treno. Io sto scherzando chiaramente, ed ancora io sono stranamente sicuro che
se Lei fosse stato qui noi saremmo dovuti essere raggiunti dal più più
devastazione immensa. Io sarei andato alla mia rovina, e Lei--Lei
non sarebbe prosperato. Quindi va! E finita la comedia!
HELENA. [Afferrando una matita via la tavola di ASTROFF, e nascondendolo
con un movimento rapido] Io prenderò questa matita per memoria!
ASTROFF. Come strano è. Noi incontriamo, e poi improvvisamente sembra
che noi dobbiamo dividere per sempre. Quello è il modo in questo mondo. Come da molto
come noi siamo da soli, prima che Zio Vanya viene in con un