Capitolo 48
[Sbadigliando] Oh, ho! Il Dio ha la misericordia.
TELEGIN viene in cammini in punta di piedi, si siede vicino la porta, e comincia
accordare la sua chitarra.
VOITSKI. [A SONIA, lisciando i suoi capelli] Oh, il mio bambino, io sono
misero; se Lei sapesse solamente come misero sono io!
SONIA. Cosa possiamo fare? Noi dobbiamo vivere le nostre vite. [Una pausa] Sì, noi
vivrà, Zio Vanya. Noi vivremo attraverso il lunghi
corteo di giorni di fronte a noi, ed attraverso le sere lunghe; noi
sopporterà pazientemente le prove che il fato impone su noi; noi possiamo
lavori per altri senza resto, ambo ora e quando noi siamo vecchi; e
quando la nostra ultima ora viene noi lo soddisferemo umilmente, e là,
oltre la tomba, noi diremo, che noi abbiamo sofferto ed abbiamo pianto,
che la nostra vita era amara, e Dio avrà la pietà su noi. Ah, poi
caro, caro Zio, noi vedremo quella brillante e bella vita; noi
si allieti e reputi di nuovo il nostro dolore qui; una nave appoggio
sorrida--e--noi rimarremo. Io ho fede, Zio, fervente,
fede appassionata. [SONIA si inginocchia in giù di fronte a suo zio e posa
la sua testa sulle sue mani. Lei parla in una voce stanca] Noi possiamo
resto. [TELEGIN gioca sulla chitarra leggermente] Noi rimarremo. Noi
sentirà gli angeli. Noi vedremo cielo che splende come un gioiello.
Noi vedremo del tutto cattivi e tutto il nostro lavandino di dolore via nel grande
compassione che avvilupperà il mondo. La nostra vita sarà come
pacato e tenero e dolce come una carezza. Io ho la fede; Io ho
fede. [Lei asciuga via le sue ferite lacere] Il mio Zio Vanya povero, povero, Lei
sta piangendo! [Piangendo] Lei non ha saputo mai che felicità era,
ma aspetta, Zio Vanya, attesa! Noi rimarremo. [Lei l'abbraccia] Noi
rimarrà. [Il sonaglio del Sorvegliante è sentito nel giardino;
TELEGIN gioca leggermente; MME. VOITSKAYA scrive qualche cosa sul
margine del suo opuscolo; Porticciolo lavora a maglia la sua calza] Noi rimarremo.
La t