Capitolo 6
poco attraente. Io non ho fallito mai poi nel mio dovere fin da. IO
l'ami e è vero a lei a questo giorno. Io l'aiuto tutti io posso e
ha dato la mia fortuna per istruire la figlia di lei e lei
innamorato. Io ho perso la mia felicità, ma io ho tenuto il mio orgoglio.
E lei? La sua gioventù è fuggita, la sua bellezza si è affievolita secondo
le leggi di natura, ed il suo innamorato è morto. Cosa ha tenuto?
HELENA e SONIA entrano; dopo loro MME viene. VOITSKAYA
portando un libro. Lei si siede e comincia a leggere. Del dà
suo un vetro di tè che lei beve senza guardare su.
SONIA. [Affrettatamente, alla balia] Ci sono dei contadini aspettando
fuori là. Vada e veda quello che loro vogliono. Io verserò il tè.
[Versa fuori degli occhiali di tè.]
Porticciolo va fuori. HELENA prende un vetro e siede, mentre bevendo nel
amaca.
ASTROFF. Io sono venuto a vedere Suo marito. Lei mi scrisse che lui
aveva reumatismo ed io non so quello che altro, e che lui era molto
malato, ma lui sembra essere vivace come un grillo.
HELENA. Lui aveva un adattamento dei blues ieri sera e
si lagnato dei dolori nelle sue gambe, ma lui sembra di nuovo del tutto corretto
a-giorno.
ASTROFF. Ed io galoppai qui venti miglia ad interruzione-collo
vada a tutta velocita'! Nessuna questione, tuttavia non è la prima volta. Una volta qui,
io starò fino a che a-domani, ed in ogni caso
sonno _quantum satis._
SONIA. Oh, splendido! Lei passa la notte con noi così raramente. Abbia
aveva ancora cena?
ASTROFF. No
SONIA. Buono. Quindi Lei l'avrà con noi. Noi ora ceniamo alle sette.
[Le bibite il suo tè] Questo tè ha freddo!
TELEGIN. Sì, il samovar è cresciuto freddo.
HELENA. Non badi, Monsieur Ivan, noi berremo tè freddo, poi.
TELEGIN. Io imploro il Suo perdono, il mio nome non è Ivan, ma Ilia,
ma'am--Ilia Telegin, o Chiacchiera, come io sono chiamato su qualche volta
conto della mia faccia pustola-segnata. Io sono il padrino di Sonia, ed il suo
Eccellenza, Suo marito mi sa molto bene. Io ora vivo con